Sai cosa ti spalmi sulla pelle? – Impariamo a leggere l’INCI dei cosmetici- 2


Nelle formule dei prodotti cosmetici sono contenute diverse sostanze più o meno dannose sia per la nostra bellezza che per la nostra salute.
Come fare a riconoscerle?inci
È necessario imparare a leggere l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients), ovvero quell’elenco degli ingredienti presenti nella formula di un prodotto che troviamo stampato sull’etichetta di tutti i cosmetici. Dal 1997, le aziende cosmetiche sono obbligate per legge a rendere pubblico l’INCI.

È importante sottolineare che gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente, partendo cioè dalla sostanza contenuta in maggior percentuale fino a quella contenuta in minore quantità; al di sotto dell’1%, le sostanze possono essere elencate in ordine sparso. A proposito del discorso percentuale, vorrei fare un piccolo appunto: a parte le sostanze più dannose in assoluto che hanno conseguenze gravi sulla salute (formaldeide, triclosan) se un ingrediente considerato da evitare si trova in posizione molto bassa nell’INCI, ovviamente la sua “pericolosità” sarà ridimensionata rispetto alla dannosità che comporterebbe se fosse in una posizione più alta. Per questo tocca a voi compiere delle scelte e decidere se vale la pena acquistare un prodotto nonostante quel fastidioso ingrediente “con semaforo rosso” verso la fine dell’INCI.

Al giorno d’oggi esistono in commercio numerosi prodotti di cosmesi per la cura del corpo, ma non tutti possono vantare la stessa garanzia di efficacia in quanto non contengono principi attivi nella concentrazione ottimale. E’ anche importante la scelta di materie prime sebosimili e con profilo tossicologico pulito nella preparazione del prodotto cosmetico.

Esistono più di diecimila materie prime ammesse, ma non tutte hanno caratteristiche sebosimili (affini alla pelle) e possono causare effetti indesiderati perché poco compatibili con la pelle (siliconi, oli minerali e gomme, PEG, PPG, parabeni, profumi con sostanze allergizzanti, coloranti, paraffina, vaselina, EDTA…). Anche alcuni profumi contenuti nelle formulazioni possono contenere sostanze allergizzanti e causare sensibilizzazioni. Molti non sanno che gli “oli essenziali”, pur essendo naturali, sono ricchi di queste sostanze dannose. Questi ingredienti, anche se autorizzati per legge, potrebbero essere fonte di allergie e intolleranze e sono contenuti in shampoo, bagnoschiuma, creme per il viso e per il corpo… Anche nei solari e nei prodotti per i bambini.

Conoscere esattamente la composizione e le materie prime dei prodotti ad uso cosmetico che stiamo acquistando, ci aiuta a comprare in maniera consapevole, rispettando l’ambiente, scegliendo prodotti efficaci, senza sostanze inquinanti e senza sprecare tempo e denaro in cosmetici di scarsa qualità che potrebbero essere nocivi.

Fatta questa piccola premessa più che doverosa, vediamo nello specifico quali sono le sostanze che sarebbe meglio evitare:

I SILICONI

-Cosa sono: polimeri inorganici derivati dalla combinazione di silicio e sostanze petrolifere.  La loro versatilità è data dalle caratteristiche di questa famiglia di molecole. Si tratta infatti di sostanze idrorepellenti, duttili, antistatiche, resistenti alle alte temperature, resistenti all’invecchiamento (e quindi non biodegradabili), chimicamente inerti.

-Perché vengono inseriti nei cosmetici: generalmente i siliconi si possono trovare nelle creme per il viso, per il corpo, negli shampoo, negli stick per labbra, nel make-up. La caratteristica fondamentale dei siliconi è quella di rendere morbide e setose le strutture dei prodotti nei quali sono impiegati e di dare a capelli e viso un aspetto immediatamente più levigato, liscio e piacevole al tatto.

-L’effetto ingannevole: l’epidermide appare levigata e morbidissima al tatto, i capelli lisci e lucenti. E’ vero che i siliconi, rivestendo i capelli o la pelle come una pellicola, li proteggono dagli agenti atmosferici e li rendono lucenti e dall’aspetto sano ma, a lungo andare, questi vantaggi si rivelano effimeri. I siliconi infatti producono degli effetti a breve termine entusiasmanti ma alla lunga, rovinano e indeboliscono pelle e capelli.

-L’effetto negativo: per quanto riguarda la pelle, i siliconi creano una pellicola, un film, che occlude i pori ed impedisce la traspirazione cutanea, formando un barriera impermeabile che isola la cute dall’esterno inquinandola costantemente. Il risultato è una pelle ricca di comedoni, punti neri, grani di miglio nel contorno occhi, pori dilatati, sfoghi acneici e, nel momento in cui si interrompe l’utilizzo di siliconi, essa risulta estremamente secca e squamosa. Per quanto riguarda i capelli, queste sostanze tendono a rivestire i fusti capillari completamente ed impediscono il passaggio di sostanze nutrienti ed idratanti. Coprendone le squame, i capelli appaiono setosi, vellutati,  lisci, le doppie punte invisibili e l’effetto crespo minimizzato. In tempi successivi il capello inizia a perdere tono, a seccarsi notevolmente ed appare “bruciato” e privo di lucentezza, poiché al di sotto della pellicola siliconica il capello continua inesorabilmente a rovinarsi. I prodotti siliconici non sono affatto curativi: fissano la situazione alimentando il danneggiamento del fusto capillare ed impedendone la naturale idratazione. A lungo andare, poi, i siliconi leggeri seccano i capelli ed aiutano l’insorgere delle doppie punte. I siliconi pesanti invece afflosciano i capelli tendono ad appesantirli costringendo a lavaggi frequenti. I capelli si sporcheranno in fretta, sembreranno rovinati dopo alcuni mesi e saranno irreparabilmente compromessi.

Come riconoscerli nell’INCI: generalmente, il loro nome termina con –thicone, -one, -ane. Quelli che si possono trovare più frequentemente sono il dimethicone, l’amodimethicone, il cyclomethicone, il Cyclopentasiloxane (soprattutto nel make up) e tutti quelli terminanti con –siloxane o –silanol. Quindi, se tra i primi 5/6 posti dell’INCI di un prodotto trovate una di queste sostanze, sappiate che quel cosmetico è siliconico ed è preferibilmente da evitare.

I PETROLATI

-Cosa sono: una classe di composti ricavati dal petrolio (sì, avete capito bene) per distillazione. Si presentano come una pasta cerosa semitrasparente di colore bianco per le miscele più pure (usate in campo cosmetico e farmaceutico). Utilizzati anche nella produzione di candele, lubrificanti, smacchiatori, ed impregnanti. Sono quindi sostanze del tutto estranee agli organismi viventi, al nostro corpo, alla nostra pelle, ed ovviamente non sono biodegradabili.
-Perché vengono inseriti nei cosmetici: dal momento che non è materialmente possibile idratare la pelle aggiungendole fisicamente molecole di acqua, i cosmetici con petrolati cercano di limitare l’evaporazione di quella già contenuta sulla superficie dell’epidermide stessa creando una sorta di barriera tra l’ambiente esterno e la pelle. I petrolati hanno proprio questa funzione: come i siliconi, sono agenti filmanti che danno una sensazione di levigatezza alla pelle. Inoltre, sono utilizzati per il loro effetto condizionante, solvente ed emolliente.

-L’effetto ingannevole: la barriera che i petrolati formano sulla pelle è innaturale, composta da molecole estranee a quelle dello strato idro-lipidico della pelle (la miscela di grasso e acqua distribuita sull’epidermide che costituisce l’idratazione naturale). La traspirazione ne risulta ostacolata, i germi presenti sulla pelle restano intrappolati dalla paraffina, provocando irritazioni e favorendo l’acne, specialmente su pelli predisposte. Sono pertanto composti comedogenici, che creano un“tappo” sui follicoli piliferi, facendo sì che cheratina, sebo e polvere si ossidino formando gli odiosi “punti neri”, ovvero i comedoni. Ma quel che preoccupa maggiormente sono le impurità che restano nelle sostanze dopo il processo di raffinazione, che favorirebbero l’invecchiamento e addirittura tumori della pelle. Spesso l’eccesso di untuosità della pelle è causata dai petrolati e dalla loro azione di “soffocamento”: alcuni neonati soffrono di vere e proprie dermatiti da petrolati. Da questo punto di vista i prodotti per bambini sono quelli più a rischio perché la paraffina è spesso utilizzata nel processo di produzione per il costo bassissimo e per essere inodore. Per esempio, il famosissimo olio Johnson’s Baby, è costituito solo da tre ingredienti, tra cui al primo posto si trova proprio il PARAFFINUM LIQUIDUM!  Eppure quest’olio viene applicato sulla pelle delicatissima dei neonati! (per informazione, al secondo posto c’è un olio che aiuta a regolare l’untuosità della paraffina, e al terzo troviamo il Parfum, potenzialmente allergizzante).

-Come riconoscerli nell’INCI: Mineral Oil, Paraffinum Liquidum, Petrolatum, Propylene glycol, Isopropyl, Vaselina, Cera microcristallina.

I PARABENI

-Cosa sono: dal punto di vista chimico i parabeni sono esteri dell’acido 4-idrossibenzoico. Alcuni tipi di parabeni sono presenti anche in natura (il tipico esempio è il metilparabene il quale si trova nei mirtilli). I parabeni presenti in commercio sono di origine sintetica e vengono ottenuti mediante un processo di esterificazione dell’acido para-idrossibenzoico con un determinato alcol.
Perché vengono inseriti nei cosmetici: agiscono in qualità di conservanti grazie alle loro proprietà battericide e funghicide. La loro efficacia come conservanti combinata al loro basso costo probabilmente spiega come mai siano così spesso usati.
-Effetti negativi: E’ stato dimostrato che i parabeni penetrano nella pelle e possono essere rintracciati nel sangue anche per qualche minuto dopo l’applicazione. Inoltre, l’uso cosmetico di queste sostanze comporta la penetrazione nei tessuti corporei senza il passaggio attraverso il processo digestivo, per cui queste sostanze permangono intatte all’interno del tessuto. A tal proposito, sono stati svolti diversi studi. Eccone due dei più rilevanti:
Uno studio condotto dalla dott.ssa Dabre e da un team di ricercatori dell’Università di Reading, ha scoperto la presenza di parabeni nel tessuto mammario di 18 su 20 pazienti che soffrivano di tumore al seno. Secondo la dott.ssa Dabre, la presenza dei parabeni nel tessuto cancerogeno della mammella è un fatto da non sottovalutare, poiché è stato dimstrato come i parabeni possano mimare l’azione degli estrogeni,  ormoni che, se assunti in quantità di rilievo, potrebbero favorire processi neoplastici.  Un altro problema, sempre secondo la Darbre, sarebbe dovuto al fatto che i prodotti che contengono i parabeni svolgono fra le altre cose, un’azione antitraspirante; dal momento che la traspirazione è uno dei modi impiegati dall’organismo per eliminare i prodotti ad azione tossica, si verrebbe a ridurre l’eliminazione di tali sostanze tramite tale fenomeno con conseguente accumulo di parabeni a livello linfatico; ciò potrebbe rappresentare un primo step nella formazione di cellule neoplastiche. Purtroppo, a causa delle dimensioni ridotte, lo studio della dott.ssa Dabre non è sufficiente per stabilire una correlazione certa fra parabeni e tumore alla mammella. Tuttavia, lo studio è sufficiente a dimostrare che queste sostanze si accumulano nei tessuti. Per quanto i dubbi della comunità scientifica sullo studio condotto dalla Darbre siano numerosi, Francia e Danimarca hanno adottato delle limitazioni regolarizzate per legge nell’impiego dei parabeni.
Un altro studio è stato condotto per verificare la relazione fra parabeni e danneggiamento cutaneo. Alcuni ricercatori giapponesi hanno studiato gli effetti del metilparabene (methylparaben), comunemente usato come antisettico in molte preparazioni cosmetiche. Il team di ricerca ha applicato il metilparabene sulla pelle dei soggetti sottoposti al test in quantità simili a quelle contenute nei prodotti cosmetici. Quidi la pelle è stata esposta a 30 millijoules di raggi ultravioletti per centimetro quadrato, una quantità pari a quella media di esposizione durante la stagione estiva.
Dal test è risultato che circa il 19% delle cellule cutanee esposte era morta, mentre il tasso di mortalità delle cellule cutanee dove non era stato applicato il metilparabene era di circa il 6%.
-Come riconoscerli nell’INCI: i sei principali parabeni che si possono trovare nelle formulazioni in commercio sono methylparaben, ethylparaben, propylparaben, isobutylparaben, butylparaben, e benzylparaben, isobutylparaben, isopropylparaben e benzylparaben.

I PEG

-Cosa sono: i Polietilenglicoli (PEG) sono una classe di composti sintetici, ovvero prodotti in laboratorio (processo di polimerizzazione dell’ossido di etilene), e sono anche di derivazione petrolifera (quindi molto inquinanti).
Perché vengono inseriti nei cosmetici: i PEG sono sostanze utilizzate come emulsionanti, ovvero per mescolare, legare fra loro l’acqua con le sostanze grasse/oleose, che altrimenti non starebbero insieme proprio per la loro natura.
Sono usati anche come tensioattivi (sostanze lavanti) per shampoo-olii perchè non producono molta schiuma ma nello stesso tempo detergono efficacemente. Inoltre, in detergenti e shampoo sono utilizzati per ottenere emulsioni viscose, mentre nelle creme consentono di ottenere emulsioni con effetto emolliente e umettante.
Effetto negativi: possono contenere impurità residue del processo di etossilazione necessario a produrli, sia ossido che diossido di etilene che risulterebbero essere cancerogeni. Infatti, il numero che generalmente li segue sulla formula dell’INCI, rappresenta Le moli di ossido di etilene attaccate al composto di base. Ad esempio un PEG 40 Hydrogenated castor oil avrà 40 moli di ossido di etilene per ogni mole di olio di castoro idrogenato. Dato che possono contenere residui come l’ossido di etilene, “meglio” un PEG con un numero basso che alto. I PEG  possono essere lievemente irritanti, ma sono sicuramente da evitare per l’aiuto che danno ad altri tipi di sostanze ad insinuarsi più facilmente nella nostra pelle. Secondo uno studio dell’International Journal of Toxicology i fattori inquinanti riscontrati in vari PEG includono l’ossido di ethylene, 1,4 dioxane e metalli pesanti come ferro, piombo, cobalto, nickel, cadmio e arsenico.
 Come riconoscerli nell’INCI: il loro nome è PEG seguito dal numero delle moli di ossido di etilene, per esempio PEG-40 ecc.

FORMALDEIDE E SUOI CESSORI

-Cos’è: commercialmente, la formaldeide viene utilizzata in soluzione acquosa, in questo caso è anche chiamata formalina e si presenta incolore e possiede un odore distintivo. Quando la formaldeide è in soluzione acquosa, quindi per usi commerciali, reagisce molto facilmente con l’ossigeno presente nell’aria, che la ossida ad acido formico. L’acido formico è un liquido incolore, dall’odore penetrante e corrosivo. A contatto con la pelle provoca ustioni, distruggendo i tessuti cutanei. Nell’uso cosmetico, la formaldeide è un potente antibatterico, sterilizza qualsiasi forma di microrganismo. Si parla di formaldeide quando viene utilizzata in concentrazioni elevate, ad esempio 50 – 100 mg per litro.  Si parla invece di “cessori di formaldeide” cioè delle sostanze che hanno nomi e struttura chimica diversissimi dalla formaldeide ma che sono in grado, decomponendosi, di liberarne delle piccole quantità, quando si usano a percentuali più basse, per esempio 8 – 10 milligrammi, sempre per litro.

-Perché viene inserita nei cosmetici: L’introduzione pura di formaldeide nella formula dei cosmetici è vietata per legge dalla comunità europea da circa trent’anni, sia nelle materie prime che nei prodotti finiti. La normativa in vigore permette, piuttosto, l’utilizzo di succedanei della formaldeide: due molecole, precisamente la imidazolidinil-urea e la diazolidinil-urea, sono permesse come conservanti antimicrobici nei cosmetici ma agiscono da “cessori di formaldeide”. Le attuali normative impongo il limite massimo di formaldeide all’interno del prodotto, ovvero  pari allo 0,2%. Nei cosmetici la formaldeide è utilizzata sia nello smalto per unghie che nei prodotti per capelli. Nei prodotti per le unghie è aggiunta allo smalto per facilitare l’adesione alle unghie, come indurente, per migliorare la luminosità, la rigidità e l’applicazione. Nei prodotti per parrucchieri la formaldeide è utilizzata nello shampoo, ma soprattutto nei prodotti per la stiratura dei capelli.

-Effetti negativi: L’IARC (International Agency for Research on Cancer), l’autorità internazionale di ricerca sul cancro più autorevole, ha inserito la formaldeide tra le sostanze cancerogene per l’uomo fin dal 2004. Che la formaldeide sia una sostanza cancerogena è stato accertato sui roditori, ai quali provoca cancro al naso ed alla gola. La formaldeide è in grado di interferire con i legami tra proteine e DNA.  Da studi epidemiologici condotti su lavoratori addetti alla sintesi della formaldeide, l’IARC denuncia un aumento dei carcinomi della cavità nasale e dei seni paranasali e un forte incremento delle leucemie. Dal momento che la formaldeide viene rilasciata nell’ossigeno, il pericolo principale nell’applicazione cosmetica è l’inalazione di prodotti che la “liberano” come gli smalti, soprattutto quelli indurenti.
 Come riconoscerla nell’INCI:

-Formaldehyde or formalin; formic aldehyde; oxymethylene; Bronopol or 2-bromo-2-nitropropane-1,3-diol; Diazolidinyl urea or N,N’-bis(hydroxymethyl) urea; 1-(1,3-bis(hydroxymethyl)-2,5-dioxoimidazolidin-4-yl)-1,3 bis(hydroxymethyl)urea; DMDM Hydantoin or 1,3-cimethylol-5,5-dimethylhydantoin; 1,3-Bis(hydroxymethyl)-5,5-dimethylimidazolidine-2,4-dione; Imidazolidinyl urea or imidurea; or N,N”-methylenebis(N’-(3-(hydroxymethyl); 2,5-dioxo-4-imidazolidinyl) urea; Tris nitro or trimethylolnitromethane; 2-nitro-2-(hydroxymethyl); 1,3-propanediol; tris(hydroxymethyl) nitromethane; Sodium hydroxymethyl glycinate; Benzylhemiformal; 2-Bromo 2-nitropropane-1,3-diol; 5-Bromo-5-nitro-1,3-dioxane; Quaternium-15; DMDM Hydantoin; Methenamine

COCAMIDE DEA/MEA/TEA

Cosa sono: fanno parte della famiglia delle amine e amino-derivati.
La sigla DEA sta per Diethanolamine, TEA per Triethanolamine, MEA per Monoethanolamine, Sono acidi grassi ricavati dall’olio di cocco.
-Perché si inseriscono nei cosmetici: servono a rendere più viscosi, cremosi i prodotti cosmetici,che altrimenti sarebbero troppo liquidi, o a produrre più schiuma. Le Cocamide DEA/MEA/TEA sono presenti soprattutto nei detergenti, come shampoo e bagnoschiuma che contribuiscono a rendere più ricchi di schiuma. Dovrebbero anche servire a ripristinare i grassi sulla pelle che sono stati tolti dal lavaggio. Inoltre, servono anche da regolatrici del ph. 
-Effetti negativi: l’accusa più pesante mossa a questo gruppo di ingredienti è quella di poter formare nitrosammine a contatto con la pelle. Le nitrosammine , che si formano dalla combinazione di nitriti e ammine, sono sostanze riconosciute come cancerogene. Nei prodotti cosmetici questo accade in particolare quando le ammine si trovano accanto ad alcuni ingredienti, chiamati nitrosanti. 
Altre ombre si addensano però sulle ammine: sono accusate di essere disidratanti e di favorire la formazione di acne e forfora.

 Come riconoscerle nell’INCI: cocamide DEA, cocamide MEA, cocamide TEA.

TRICLOSAN

-Cos’è: il Triclosan è chimicamente un policloro fenossi fenolo. Si presenta sotto forma di polvere bianca dall’odore leggermente aromatico, insolubile in acqua ma solubile in alcol, glicole propilenico, tensioattivi ed oli. Ha proprietà antimicrobiche in virtù della sua capacità di ridurre la sintesi degli acidi grassi necessari per la corretta formazione della parete batterica.

Perché si inserisce nei cosmetici: il Triclosan è utilizzato in prodotti deodoranti, in detergenti per le mani e gel ad azione antimicrobica, nei dentifrici come antiplacca e antitartaro, in prodotti per il trattamento dell’acne. E’ impiegato in associazione con altri conservanti per potenziarne l’efficacia antibatterica. E’ consentito l’uso nei cosmetici fino a una concentrazione massima dello 0,3%.

-Effetti negativi: La sua struttura molecolare e la formula chimica sono simili a quelle di una delle sostanze più tossiche esistenti: la diossina. Il processo di fabbricazione del triclosan può produrre diossina, la quale ha un enorme grado di tossicità.

Come riconoscerlo nell’INCI: Triclosan

 

SLES e  SLS

Sono  tensioattivi chimici che creano la schiuma e ci danno la sensazione di deterso ma sono molto inquinanti come il Sodium Laureth Sulfate. I tensioattivi chimici, comunemente riconoscibili nell’Inci sotto la dicitura di SLS e SLES, trovano impiego nella maggior parte dei prodotti detergenti per viso, corpo e capelli. Queste sostanze vengono impiegate per la loro capacità di sciogliere lo sporco, diminuendone la tensione e l’aderenza alla pelle. Per la loro forte economicità vengono impiegate da moltissime aziende cosmetiche e farmaceutiche e sono dunque facili purtroppo da reperire in qualunque prodotto detergente. Non esiste una completa e ricca letteratura scientifica che dimostri la tossicità di SLS e SLES. Nonostante questo, ricche sono le testimonianze relative agli effetti di tali componenti detergenti sulla pelle. In primo luogo è bene evidenziare l’eccessivo potere sgrassante dei tensioattivi chimici, che risultano aggressivi sulla pelle nonchè irritanti e sensibilizzanti. SLS e SLES possono danneggiare il follicolo pilifero, comportando perdita di capelli e notevoli arrossamenti cutanei. Oltre a questo, i tensioattivi chimici, risultano danneggiare notevolmente il film idrolipidico cutaneo determinando secchezza e disidratazione. Inoltre SLS e SLES alterano il pH cutaneo trasformandolo in alcalino e privano la pelle delle sue barriere protettive naturali. Per ripristinare tali barriere protettive la pelle impiega numerosissime ore, fino a dodici. Tali sostanze non debbono assolutamente venire a contatto con gli occhi poiché oltre ad irritarli possono intensificare le lesioni corneali, portando diminuzioni della vista e gravi danni permanenti. È stato dimostrato che la pelle assorbe SLS e SLES ed è incapace di espellerli per cinque giorni. In termini di potenziale cancerogeno dei tensioattivi chimici è bene affermare che SLS e SLES associati ad altre sostanze chimiche, producono nitrosaturi sostanze il cui contatto con la pelle è da evitare. I tensioattivi chimici maggiormente conosciuti sono, per l’appunto, SLS (Sodium Lauryl Sulfate) e SLES (Sodium Laureth Sulfate). Il SLS possiede ottime capacità schiumogene e detergenti, tuttavia è molto aggressivo, specialmente se presente come unico tensioattivo nella formulazione. Viene impiegato per irritare la pelle prima di testare sostanze calmanti e lenitive ed è uno degli ingredienti maggiormente sperimentati sugli animali con atroci ed immaginabili conseguenze. Il SLES contiene alcune molecole di derivazione petrolifera ed è fortemente impiegato per la sua economicità. Nonostante anch’esso sia caratterizzato da notevole potere irritante è maggiormente tollerabile a livello cutaneo rispetto al precedente tensioattivo. Oltre a queste due sostanze esistono altri tensioattivi chimici come l’alkyl sulfate ed i famosi DEA (Diethanolamine), MEA (Monoethanolamine) e TEA (Triethanolamine). Tali sostanze sono acidi grassi di sintesi e possono indurre la formazione di nitrosamine, sostanze cancerogene. Sono inoltre sensibilizzanti, disidratanti, permettono la formazione di tossine e possono dar luogo ad acne e forfora. La normativa non impone la necessità di dichiarare i quantitativi di tensioattivi chimici nei prodotti comunemente commercializzati, ragione per cui non è possibile conoscerne l’esatta concentrazione se non basandosi su indicative percentuali suggerite dalla posizione di tali sostanze nell’Inci. La presenza di SLS e SLES nell’Inci dei cosmetici molto spesso è la spiegazione di alcune delle più comuni problematiche cutanee: arrossamenti, forfora, acne, allergie, perdite di capelli, proliferazioni batteriche generiche, capelli grassi, cute secca o screpolata. Purtroppo molto spesso si tende a sottovalutare l’impiego di tali sostanze o peggio ancora a credere che senza di essi nessun prodotto detergente possa ritenersi valido. Non è assolutamente vero che i prodotti privi di SLS e SLES, non detergono a sufficienza la cute. Questa è soltanto una delle tante credenze, frutto di ignoranza e fiducia mal riposta. La natura offre molte alternative benefiche. I tensioattivi di derivazione vegetale infatti (provenienti da zucchero e cocco in prevalenza) sono molto più delicati e dermoaffini. Nonostante questo hanno un ottimo potere lavante.

 

 


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2 commenti su “Sai cosa ti spalmi sulla pelle? – Impariamo a leggere l’INCI dei cosmetici-

  • gaetana donati

    ho provato a confrontare l’etichetta di due dei cosmetici (sapone e crema corpo) di una nota casa erboristica non mi sembra di aver trovato alcuno dei componenti indicati nell’Inci ma tantissimo nomi che ci assomigliavano come HYdroxyisohexyl 3 cyclohexene carboxaldehyde, e qncora benzyl alcohol sodium benzoate limonene e tanti altri che non ispirano niente di buono anche se non corrispondono a quelli da Voi indicati.
    Sono nocivi?
    Cosa sono?
    Derivati del petrolio? dell’Alcool? della formaldeide?
    E non sarebbe meglio per il consumatore usare dei nomi più facili da interpretare invece di quelli chimici?

    Vi ringrazio in anticipo per la vostra cortese risposta.
    Gaetana Donati

    • Sebastian L'autore dell'articolo

      Gentile Sig.ra Gaetana, vediamo se riesco ad aiutarla nell’interpretazione dell’INCI:

      -HYDROXYISOHEXYL 3-CYCLOHEXENE CARBOXALDEHYDE: si tratta di un composto di origine sintetica, che fa parte della categoria delle fragranze. anche conosciuto come Lyral, è un liquido incolore dall’odore di lillà e di ciclamino, insolubile in acqua, ma solubile negli oli e nell’alcool.E’costituito da una miscela di due enantiomeri e contenuto nelle fragranze. Possiede un significativo potenziale sensibilizzante. L’Hydroxyisohexyl 3-Cyclohexene Carboxaldehyde è una fragranza contenuta in molte profumazioni utilizzate per rendere più gradevoli lozioni after shave, prodotti da risciacquo, condizionanti per capelli, prodotti per la cura della pelle fino ai profumi ed alle colonie. A causa del potenziale sensibilizzante, l’Hydroxyisohexyl 3-Cyclohexene Carboxaldehyde rientra nell’elenco delle 26 sostanze profumate considerate allergizzanti, che per legge devono essere elencate in etichetta quando la loro percentuale supera lo 0,001% nei prodotti leave-on e lo 0,01% nei prodotti da risciacquo.Data la sua intensa capacità sensibilizzante non è generalmente impiegata nei prodotti cosmetici destinati ad una pelle sensibile o studiata per applicazioni in zone cutanee più sensibili (detergenti intimi, prodotti cosmetici per bambini o prodotti cosmetici per contorno occhi).

      -BENZYL AlCOHOL è un composto organico aromatico, appartenente alla categoria dei conservanti. Si presenta sotto forma di liquido incolore e con odore caratteristico, parzialmente solubile in acqua e solubile in etanolo. Benzyl alcohol si trova in natura in diverse piante, in particolare è il componente di alcuni oli essenziali, come gelsomino, neroli, violetta, ylang-ylang. Poiché l’estrazione è molto costosa, viene generalmente impiegato l’analogo sintetico. Viene utilizzato in ambito cosmetico e farmaceutico come componente delle fragranze, solvente e conservante. Presenta buona attività antimicrobica nei confronti di batteri gram positivi, scarsa nei confronti di gram negativi, lieviti e funghi. Benzyl Alcohol rientra nella composizione di molte fragranze impiegate in cosmesi e viene frequentemente utilizzato come conservante, anche in prodotti eco-certificabili,in molte preparazioni, come lozioni, creme, prodotti per capelli e deodoranti, sempre in associazione ad altre sostanze antimicrobiche.Come conservante, ne è consentito l’uso nei cosmetici fino a una concentrazione massima dell’1%. Poiché in soggetti predisposti può innescare reazioni allergiche, Benzyl Alcohol rientra nell’elenco delle 26 sostanze profumate considerate allergizzanti, che per legge devono essere elencate in etichetta quando la loro percentuale supera lo 0,001% nei prodotti leave-on e lo 0,01% nei prodotti da risciacquo.

      -SODIUM BENZOATE: è il sale dell’acido benzoico, fa parte della categoria dei conservanti. Si trova naturalmente in molti cibi, come mirtilli, albicocche, funghi, cannella. Si presenta come una polvere bianca solubile in acqua ed etanolo. Quando utilizzato in soluzioni acide, il sodio benzoato si converte in acido benzoico. Grazie alle sue proprietà batteriostatiche e fungistatiche, il Sodium Benzoate viene impiegato come conservante in alimenti e in formulazioni cosmetiche e farmaceutiche, generalmente in associazione con altri agenti conservanti, come l’acido sorbico. E’ attivo solo a pH acido (3-5). Sodium Benzoate viene impiegato come conservante in molte preparazioni cosmetiche, come lozioni, creme, prodotti per capelli e deodoranti, sempre in associazione con altre sostanze antimicrobiche. E’ consentito l’uso nei cosmetici fino a una concentrazione massima dello 0,5%, espresso come acido. In soggetti predisposti, l’acido benzoico ed i benzoati possano innescare reazioni allergiche.

      -LIMONENE: è un sostanza di origine naturale appartenente alla categoria delle fragranze, chimicamente definita come monoterpene ciclico. Si tratta di un liquido incolore, insolubile in acqua, ma solubile negli oli e nell’alcool, dal caratteristico odore di arancia. In natura è contenuto, nella sua forma chirale destrogira, nelle scorze del limone o di altri agrumi, per cui è presente negli oli essenziali ottenuti dal limone o dall’arancio. Il Limonene possiede un significativo potenziale sensibilizzante.

      Lascio a Lei le possibili conclusioni e valutazioni in merito ai prodotti che presentano nell’INCI i suddetti ingredienti.

      Se posso permettermi, visto il suo giusto interesse e attenzione riguardo i prodotti che acquista, può trovare un valido aiuto consultando il dizionario on-line dei componenti presenti nei cosmetici al seguente indirizzo: http://www.biodizionario.it/
      Oltre che essere una guida al consumo consapevole dei cosmetici troverà anche la spiegazione degli ingredienti presenti nelle formulazioni dei vari prodotti e una valutazione degli stessi, mediante dei semplici semafori colorati:rosso, verde o giallo.
      Spero di esserle stato di aiuto!
      A presto.
      Sebastian